Autoritratto
L’inclinazione a fotografarmi è sempre stata costante nel corso del tempo. Me ne rendo conto oggi, meglio che in passato.
Denota forse una mancanza di disagio nel pormi davanti all’obiettivo, dalla parte opposta a quelladove, da fotografa, solitamente mi trovo.
In realtà provo anch’io quel disagio comune ai più.Ritengo non sia facile essere fotografata e, inutile dire, sono molto esigente.
Non mi piaccio mai, le foto che mi scattano per lo più non mi rappresentano. Non solo in quella ”somiglianza reale”, che almeno in parte cerchiamo. Ma neppure in quella “interpretata”, vero scopo dell’essere fotografati.
Devo riconoscere che qualcuno c’è stato, nel corso del tempo, che mi ha saputo ritrarre. Non professionisti,non ho avuto questa opportunità. Ma qualche scatto felice,in modo del tutto occasionale, c’è stato.
E devo ammettere che questi risultati mi rendono felice. Li considero non semplicemente “l’essere venuta bene”, ma un modo per essere apprezzata.
Al di là di ciò,mi sono sempre autoscattata, molto prima dei selfie, quando quest’ultimi non ce li sognavamo neppure.
Un senso di libertà, nel rivolgersi la fotocamera, la possibilità di farsi un’autolettura.
Libertà e autolettura. Il non dipendere dallo sguardo altrui su di me, dalla loro,se pure a volte interessante e auspicata interpretazione, mi hanno sempre dato un senso di autonomia.
La scelta. Il dove, il quando, studiare le mie pose, le mie fattezze e le loro espressioni, come si fà con lo studio dei tratti e delle luci con i nostri soggetti.
Altra libertà: il luogo. Dovunque ti trovi (o quasi), assecondare il desiderio del momento, l’umore, la sensazione che ti comunica l’ambiente.
L’autoscatto si rivela una risorsa grandiosa. E il tempo: sempre, comunque, imperturbabile.
Quando per la fotografia si dice: fermare il tempo.
Tanti segni lasciati da un autoscatto, segni di noi, delle nostre sembianze, esteriori e interiori.
Gli autoscatti divengono impronte che si susseguono,puoi legarle in sequenza e ti accorgi che segnano un tracciato, un elettrocardiograma della vita, il nostro percorso e la nostra storia.
L’autoscatto come eredità, da parte dell’assoluta autonomia del tempo.
Denota forse una mancanza di disagio nel pormi davanti all’obiettivo, dalla parte opposta a quelladove, da fotografa, solitamente mi trovo.
In realtà provo anch’io quel disagio comune ai più.Ritengo non sia facile essere fotografata e, inutile dire, sono molto esigente.
Non mi piaccio mai, le foto che mi scattano per lo più non mi rappresentano. Non solo in quella ”somiglianza reale”, che almeno in parte cerchiamo. Ma neppure in quella “interpretata”, vero scopo dell’essere fotografati.
Devo riconoscere che qualcuno c’è stato, nel corso del tempo, che mi ha saputo ritrarre. Non professionisti,non ho avuto questa opportunità. Ma qualche scatto felice,in modo del tutto occasionale, c’è stato.
E devo ammettere che questi risultati mi rendono felice. Li considero non semplicemente “l’essere venuta bene”, ma un modo per essere apprezzata.
Al di là di ciò,mi sono sempre autoscattata, molto prima dei selfie, quando quest’ultimi non ce li sognavamo neppure.
Un senso di libertà, nel rivolgersi la fotocamera, la possibilità di farsi un’autolettura.
Libertà e autolettura. Il non dipendere dallo sguardo altrui su di me, dalla loro,se pure a volte interessante e auspicata interpretazione, mi hanno sempre dato un senso di autonomia.
La scelta. Il dove, il quando, studiare le mie pose, le mie fattezze e le loro espressioni, come si fà con lo studio dei tratti e delle luci con i nostri soggetti.
Altra libertà: il luogo. Dovunque ti trovi (o quasi), assecondare il desiderio del momento, l’umore, la sensazione che ti comunica l’ambiente.
L’autoscatto si rivela una risorsa grandiosa. E il tempo: sempre, comunque, imperturbabile.
Quando per la fotografia si dice: fermare il tempo.
Tanti segni lasciati da un autoscatto, segni di noi, delle nostre sembianze, esteriori e interiori.
Gli autoscatti divengono impronte che si susseguono,puoi legarle in sequenza e ti accorgi che segnano un tracciato, un elettrocardiograma della vita, il nostro percorso e la nostra storia.
L’autoscatto come eredità, da parte dell’assoluta autonomia del tempo.
















